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Bitcoin: non è (solo) questione di prezzo

Il valore di scambio della commodity digitale è indicativo ma non deve essere sopravvalutato perché la maggior parte delle transazioni più importanti avviene al momento "Over The Counter". Discorso diverso invece per il suo potenziale tecnologico che deve ancora dispiegarsi pienamente

Il prezzo di un singolo bitcoin è attualmente molto basso rispetto al picco di dicembre 2013 (anche se decisamente più alto rispetto ad appena un anno fa in questo periodo dell'anno, e ridicolmente alto rispetto al 5 novembre di due anni fa). Siamo stati abituati, nei 5 straordinari anni successivi all’introduzione di questa tecnologia, ad una crescita serrata ed esponenziale del valore della commodity ad essa associata, e ci troviamo ora davanti al secondo più lungo periodo senza nuovi massimi nella storia di questo giovane asset ed a grafici da molti ritenuti scoraggianti. Questo porta molti a essere pessimisti sul futuro stesso di Bitcoin.
Ma c'è un altra storia dietro al prezzo. L'interesse per questa tecnologia (e anche, indissolubilmente, per la commodity digitale che rappresenta allo stesso tempo la sua prima applicazione e la colonna portante per il suo funzionamento a livello di incentivi economici ) aumenta di giorno in giorno. In ogni grande città si moltiplicano luoghi e occasioni di incontro tra appassionati, i servizi basati su Bitcoin spuntano come funghi (alcuni muoiono e altri crescono, com'è naturale che sia), e anche l'interesse delle "istituzioni" comincia a farsi sentire.
Un esempio paradigmatico di questo è stato l'evento svoltosi all'Università Bocconi di Milano. La partecipazione è stata impressionante: quasi 300 persone, un'aula piena con molta gente in piedi nel picco di presenza. Il tutto per un incontro durato quasi 3 ore, con tematiche tutt'altro che elementari. All'incontro era presente la sempre più estesa e vivace "Bitcoin community" di Milano, e buona parte di quella italiana (tra cui il Presidente della Bitcoin Foundation Italia, Franco Cimatti) e di quella svizzero-ticinese. L'interesse non solo è grande, ma anche la vivacità di questa nuova industria è senza precedenti (anche in luoghi non proprio tipicamente associati all'innovazione tecnologica, come l'Italia) e a conferma di ciò durante la conferenza sono intervenuti due imprenditori del settore: Thomas Bertani, CEO e Founder di BitBoat, ha spiegato alcune nozioni fondamentali sul protocollo Bitcoin, mentre Lawrence Nahum, CEO e Founder di GreenAddress, attualmente il più avanzato wallet Bitcoin presente sul mercato internazionale, ha discusso di sicurezza e usabilità della tecnologia. A riprova, infine, di una crescente tendenza a prendere sul serio il tema anche da parte di attori più istituzionali, il coinvolgimento nella conferenza del Professor Luca Fantacci e, soprattutto, l'entusiastico intervento di chiusura di Christian Miccoli, Presidente di CheBanca!, che ha svolto anche il ruolo di moderatore del partecipato dibattito finale.
Dopo Milano, ad accendere i riflettori sul tema sarà la piazza di Lugano: il prestigiosissimo Lugano Fund Forum ha infatti riservato un mio intervento sul tema, alle ore 17 di lunedì 24 novembre, dal titolo: "Bitcoin e blockchain-technologies: una nuova economia?"
Tutto questo movimento, e ancora il prezzo non tocca nuovi massimi. Come mai? Le spiegazioni sono molteplici, e tutte parziali. Una delle tematiche è sicuramente quella del rafforzamento del dollaro e della (momentanea!) sospensione delle politiche pesantemente espansive della Federal Reserve americana (è interessante considerare come la moneta bitcoin, sebbene nota soprattutto per essere "non arbitrariamente inflazionabile", vede attualmente un tasso di inflazione superiore a quello del dollaro). Un'altra considerazione è relativa al fatto che, se siamo forse arrivati ad un plateau per quanto riguarda l'ingresso di capitali "atipici" (ovvero quelli del ridotto numero di persone che conoscono la tecnologia Bitcoin a sufficienza per fidarsi ad investire nell'omonima commodity, e che conoscono il giovane ecosistema a sufficienza per riuscire a farlo), ancora non si assiste all'ingresso di capitali "tradizionali" (che forse per entrare necessiteranno dell'apertura di canali adeguati, come per esempio i fondi ETF su Bitcoin, operanti secondo le modalità classiche a cui gli investitori sono già abituati, attualmente in corso di approvazione da parte delle relative autorità). Ma la vera questione è che il prezzo di un singolo bitcoin è indicativo solo fino a un certo punto: la maggior parte delle grosse transazioni avviene al momento "OTC", al di fuori degli exchange, dove per esempio vengono scambiati tutti i bitcoin intermediati dai payment processor, elementi rilevantissimi dell'ecosistema attuale.
Il prezzo del bitcoin è sicuramente importante, e sottovalutarlo sarebbe sbagliato e ideologico. Ma la tecnologia Bitcoin è molto altro. E il suo sviluppo a livello di diffusione, interesse, innovazione e riconoscimento non accenna a rallentare.


* Partner del network internazionale WMO e co-fondatore della società BitSource
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