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Bankitalia: “I bitcoin non sono moneta legale”

Nuova discesa in campo della Banca d'Italia, che si allinea all'Eba e invita le banche a non comprare le valute virtuali

Da critico a più cauto, seppur sempre duro. Sembrerebbe questo il nuovo atteggiamento della Banca d'Italia, in merito al fenomeno dei Bitcoin, la criptovaluta nata nel 2009 da un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, che nel corso degli anni è andata sviluppandosi sempre di più come mezzo di pagamento.
Se, infatti, in passato l'attenzione di Via Nazionale nei confronti dei bitcoin era rivolta soprattutto in una possibile ottica criminale, ora Bankitalia sembra aver adottato un raggio d'analisi più ampio, allineandosi al parere emesso dalla Autorità Bancaria Europea (European Banking Authority, Eba), che mette in guardia dai numerosi profili di rischio derivanti dall’utilizzo o dalla detenzione delle valute virtuali.

Prospettiva attuale
“La Banca d’Italia condivide l’opinione dell’Eba di scoraggiare le banche e gli altri intermediari vigilati dall’acquistare, detenere o vendere valute virtuali”, si legge in un provvedimento di Palazzo Koch, che fa riferimento a una comunicazione del 30 gennaio 2015 sulle valute virtuali. Negli ultimi anni si è assistito, infatti, a una crescente diffusione delle criptovalute. Tanto che attualmente, sono oltre 500 gli schemi esistenti nel mondo, il più famoso dei quali è appunto il bitcoin.
Ma le “valute virtuali non sono moneta legale e non devono essere confuse con la moneta elettronica”, precisa Bankitalia, che invita gli intermediari a valutare con attenzione i rischi indicati dall’Eba, come per esempio i casi di gravi perdite o furti di valute virtuali, o il fallimento di piattaforme di scambio, etc.
“In assenza di adeguati presidi e di un quadro legale certo circa la natura giuridica delle valute virtuali, quei rischi possono esporre a perdite e inficiare, di conseguenza, la consistenza del patrimonio di vigilanza e la stabilità stessa degli intermediari”, si legge nel provvedimento di Via Nazionale.
Ma se è vero che le banche e gli altri intermediari vigilati dalla Banca d’Italia devono rendere edotti di tale orientamento i clienti che operano in bitcoin, “resta inteso che, nei confronti di tali soggetti potranno continuare a essere prestati i servizi finanziari autorizzati”. Ovviamente “nel rispetto degli obblighi previsti dalla vigente disciplina in materia di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo e delle indicazioni fornite dalla Uif”, che è l'Unità di Informazione Finanziaria per l'Italia, che è stata istituita presso la Banca d’Italia dal d.lgs. 231/2007.
Insomma, la posizione di Bankitalia sembrerebbe chiara: i bitcoin non sono una moneta legale. Ma esistono e, in attesa di un quadro legale certo circa la loro natura giuridica, gli intermediari possono continuare a prestare i servizi finanziari autorizzati anche ai soggetti operanti nel settore dei bitcoin.

In passato: focus sulle attività illecite
In passato, invece, l'attenzione di Bankitalia era rivolta soprattutto alle attività illecite. Nel Rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria di Palazzo Koch, pubblicato nel mese di maggio 2014, si legge infatti che “da ricerche condotte a livello internazionale emerge che la maggior parte delle unità di bitcoin sarebbe detenuta per fini speculativi” e che “l’anonimato che caratterizza le transazioni, facilitando la possibile elusione dei vincoli normativi al trasferimento di fondi, rende questa valuta virtuale utilizzabile per finalità illecite”.
Posizione poi ribadita un paio di mesi dopo. Nella presentazione del Rapporto sull’attività svolta nel 2013 dall'Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (Uif), illustrata il 9 luglio 2014, Bankitalia spiega infatti che “l’interesse dell’Unità è stato pure rivolto al possibile uso per finalità illecite di monete virtuali” e che “sono in corso approfondimenti sul potenziale di rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo dei bitcoin, anche in considerazione di alcune segnalazioni di operazioni sospette ricevute su anomale compravendite di tale strumento e delle iniziative che si vanno definendo in sede internazionale”.
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